3 OTTOBRE 2026 – 27 NOVEMBRE 2026

STATES OF UNCERTAIN DOMESTICITIES

PRIMAROSA CESARINI SFORZA, INES FONTENLA, THORSTEN KIRCHHOFF, DANIELA MONACI, LUANA PERILLI

Opening Sabato 3 ottobre 2026 ore 17.00 - 20.00

fino al 27 novembre 2026

a cura di Ada Lombardi

EMMEOTTO ARTE | Via di San Pantaleo, 66 (piano 1) - 00186 Roma


In contemporanea e in dialogo con la mostra che porta lo stesso titolo al Museo Carlo Bilotti  - Aranciera di Villa Borghese, progetto internazionale e itinerante che, dopo Berlino e Brno, approda a Roma con un nuovo allestimento dedicato al tema della casa e dell’abitare, affrontato da una prospettiva femminista, politica e sociale, la galleria Emmeotto Arte ospita, nelle sue sale, un focus su un gruppo di artisti che vivono e lavorano nella città ospitante: Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci e Luana Perilli.

A cura di Ada Lombardi, la mostra riflette sul significato contemporaneo dell’abitare in un’epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali e trasformazioni sociali, proponendo un dialogo tra la ricerca artistica contemporanea e il patrimonio culturale romano, incentrato nel sentire la casa come “luogo”.

Dal testo del catalogo in mostra (che sarà presentato ad ottobre) della curatrice : “ La mostra States of Uncertain Domesticities parte dall’archetipo della casa e ne segue le molte trasformazioni. Le opere, pur affrontando aspetti diversi, costruiscono insieme uno scenario che parla del presente e, forse, dei cambiamenti che stanno già prendendo forma.
Tra questi, quello della cura. Molte artistə la individuano come elemento fondamentale della casa e come agente identitario. Ma nella società capitalista la cura è ancora marginalizzata, relegata a un’attività invisibile e spesso non riconosciuta…
Daniela Monaci…con la sua installazione Frammenti di un discorso d’amore mostra parti del corpo (mani, cosce, spalla, ecc.) come “stanze”in cui abitano l’emozione, l’eros e il desiderio. Mente e corpo si fondono, in aperto contrasto con quella concezione meccanica del corpo elaborata da Descartes e Hobbes…
Roma porta con sé una particolare consapevolezza del rapporto tra natura, memoria e abitare. In una città in cui gli strati del passato sono ancora visibili nella materia stessa dello spazio urbano, la crescente consapevolezza della crisi ecologica produce una forma particolare di eco-ansia.
Le opere di Primarosa Cesarini Sforza, con i due oli e i due libri d’artista presenti in mostra, rimandano agli affreschi della Domus di Livia e a quelli della Casa del bracciale d’oro a Pompei. La natura appare come uno spazio materno, sicuro e familiare, parte integrante dell’idea stessa di casa e protetto dagli antichi Lari. Questa memoria riaffiora nelle opere di Primarosa come un tempo familiare e felice, lontano dalla sensazione oppressiva e inquietante del presente.
La natura come casa è centrale anche nel lavoro di Ines Fontenla. Sulla parete principale della sala, un enorme disegno a matita raffigura un grande albero sotto le cui fronde trovano posto delle sedie. La prima casa dell’umanità erano gli alberi. È inciso nel nostro DNA il senso di appartenenza a questo mondo naturale che ci è padre e madre e da cui discendiamo. Come Odisseo, ne sentiamo la mancanza e aneliamo a un ritorno: al luogo sicuro che ci ha generati.
Anche Luana Perilli sviluppa l’idea della casa naturale. Nella serie Regeneration, già presentata nella sezione del Bilotti, le stampe tratte da libri di entomologia raccontano il mondo delle formiche, la loro capacità di costruire una casa comune, nutrirsi, proteggersi e agire come un unico organismo. Nella galleria questa riflessione prosegue nei suoi preziosi «nidi» in ceramica, sospesi nello spazio. La galleria diventa così uno spazio reinventato e naturalizzato, attraversato da un’energia che riaffiora dopo secoli di tentativi di geometrizzarla, controllarla e meccanizzarla.
Chiude, ma in realtà apre, la mostra Thorsten Kirchhoff, danese che ha scelto Roma come propria casa e unico artista uomo delle due mostre. La sua opera Cistite Intercontinentale affronta con ironia il modo in cui l’identità femminile casalinga è stata trasformata in un’immagine edulcorata e desiderabile. La donna viene rappresentata attraverso la bellezza fisica e il ruolo di «responsabile della casa», mentre l’opera richiama esplicitamente il celebre lavoro pop di Richard Hamilton, Just what is it that makes today's homes so different, so appealing? del 1956. Le luci elettriche, vere e funzionanti, inserite nel dipinto producono infine un effetto di spaesamento. Ci costringono a chiederci che cosa sia davvero la realtà in cui viviamo: qualcosa di autentico o un complicato sogno?
Forse è proprio questa la domanda che la mostra vuole lasciare aperta. Che cosa chiamiamo casa? Un luogo, un corpo, una memoria, una relazione, un sistema di cura?
Dalla domus alla casa contemporanea, ciò che cambia non è soltanto lo spazio che abitiamo, ma il modo in cui immaginiamo noi stessi, gli altri e il mondo che ci accoglie.”