CORRADO CAGLI, TRA SPERIMENTAZIONE E PIACERE DELL’IMMAGINE

in collaborazione con Bertolami Fine Art

Opening sabato 29 marzo 2025 | ore 17.00 – 20.00

EMMEOTTO ARTE | ROMA
Via di San Pantaleo, 66 – 00186

fino al 30 maggio 2025

“[Intervistatore]: Lei passa per un artista difficile e intellettuale.
Cagli: Non so cosa voglia dire. Piero della Francesca non era intellettuale? Tutti i grandi pittori non sono stati intellettuali? Non lo era forse Michelangelo? E per non nominare Leonardo da Vinci. E Picasso, e Max Ernst non sono intellettuali?
[Intervistatore]: I collezionisti che vogliono speculare sulle sue opere non sanno come classificarle.
Cagli: Può darsi. E mi auguro di riuscire a evitare sempre le etichette. Non mi sento farfalla da entomologhi.”
Da «L’Europeo», anno XXI, n. 7, 14 febbraio 1965.

Corrado Cagli ha attraversato il Novecento avventurandosi tra le più varie correnti. Dalle seduzioni déco della ceramica – la manifattura Rometti – diretta in gioventù, al muralismo degli anni ’30, all’espressionismo intimista del postbellico; le sperimentazioni lo hanno condotto ad un’arte cerebrale, e al recupero dei linguaggi primitivi dell’Africa e dell’Australia. Egli riuscì ad essere molteplice senza dimenticare la pittura figurativa e il disegno, praticato con la perizia di un artista antico. Lorenza Trucchi ne ha tracciato un ritratto, come sempre, sintetico ed efficace: “Cagli resta […] un caso a parte, unico ed inclassificabile, nel panorama della nostra pittura […]. Certo, la sua versatilità creativa lo ha fatto, talora, scambiare per un seguace di formule e di forme […]. Ora è indubbio che Cagli, come un pittore del nostro Rinascimento, sapesse restare fedele al culto del disegno (fu senza dubbio uno dei nostri maggiori disegnatori), al fare sapiente, all’inesausta ricerca dello stile; tuttavia, sotto questa pelle di artigiano sublime, talvolta perfino di culto manierista, ribolliva un salutare spirito ribelle, una dionisiaca commistione di istinti e umori” (da L. Trucchi, Adesso l’arte è molto più povera, in «Momento sera», Roma, 29 marzo 1979).
Come acutamente notato da Fabio Benzi, Cagli coltivò una ricerca in fondo sempre unitaria, che oggi lo avvicinerebbe ai postmoderni, incuranti di polemiche e formalismi. Il metodo con cui l’artista lavora si consolida all’indomani dell’esilio americano, avvenuto a seguito della promulgazione delle leggi razziali in Italia nel 1938. La crisi della spinta propulsiva e mitopoietica che l’artista aveva ravvisato nelle imprese culturali dell’Italia fascista non riesce a scalfire la spinta nel prendere posizione e partecipare al dibattito delle idee. Questo “essere nel mondo” lo portò a partecipare – divenuto ormai cittadino americano – alla guerra mondiale, portandolo a partecipare ai grandi eventi storici di quell’epoca come lo sbarco in Normandia e la liberazione del campo di sterminio di Buchenwald. Forse prendendo a modello l’atteggiamento di Picasso – ed estremizzandone ancor più le conseguenze – Cagli ha contaminato da quel momento le sue ricerche in una totale libertà.
In ordine cronologico la prima opera qui esposta è un disegno del 1940 che raffigura un Atleta: ci racconta un artista memore delle ricerche del periodo giovanile, dell’epoca dell’École de Rome. Il tratto è pulito, preciso. La figura solenne dell’Atleta è spogliata da ogni marziale retorica. L’uomo è proposto nella sua corporea natura umana, offre le terga allo sguardo dell’osservatore.
Da questa opera siamo proiettati in un mondo totalmente differente: nel magma delle ricerche de dopoguerra, appena dopo la parentesi neosurrealista intorno al 1947. Un nuovo Cagli che aveva scatenato le polemiche dei giovani artisti del gruppo Forma Uno: lo accusavano di essere un revenant dell’epoca fascista, la sua nuova arte liquidata come importazione delle tendenze americane neoromantiche.
Risale a quegli anni l’interesse per i tarocchi che l’artista coltivò in parallelo all’amicizia con il poeta Charles Olson e che lo portò ad avvicinarsi al mondo delle geometrie non euclidee. Magia, matematica, procedimenti surrealisti, avvicinamento all’arte africana primitiva. Ecco le matrici delle opere esposte in questa mostra. Le tecniche sono le più sperimentali: dal frottage sulla paglia di Vienna o su trame grosse di tessuti, al grattage, agli spruzzi di aerografo, come in Attesa (1950), Gebel il Gac (1950), o in Kandarali sound (1950), morbidi cerchi associati alle melodie dell’antica civiltà afghana, od anche in Kalamara (1950).
Parafrasi di Gog del 1950 rievoca attraverso il mito biblico la cecità del caos, lo scontro delle masse anonime nel conflitto mondiale. Il mondo umbratile e primordiale dei morti è evocato nella Discesa nello Sceol (1954) in cui la scena è costruita attraverso figure sedimentate e giustapposte come totem africani. Ancora un totem e iscrizioni in lingue sconosciute appaiono in Signori a Sumen (1954), nel quale il titolo rievoca la grande decadenza dell’antica città turca di Bulgaria. Storie lontane e disperse, riferimenti intellettuali mai casuali, una profondità speculativa raggiunta con apparente semplicità di mezzi rendono non semplice la comprensione di questo artista ancor oggi. Attraverso le sue ricerche pare leggere in controluce il destino di altri artisti venuti dopo di lui: per esempio gli alfabeti fantastici di Luigi Serafini. Spesso sono i titoli delle opere a guidare chi osserva nella decodificazione del tema rappresentato, come per l’art concettuale.
L’Aleph (1954): rappresentazione anch’essa totemica e geometrizzante della figura del bagatto, un mito sul quale Cagli torna ossessivamente in più e più occasioni, a partire dalla corrispondenza con Olsen; un arcano che raffigura in traslato l’artista, nell’autoritratto in veste di mitico creatore.
In un altro gruppo di opere predomina invece la ricerca sulla geometria non euclidea, deprivata anche del piacere del racconto, tramutata in puro segno esoterico. Opere come Per Erasmo (1964), Capo Tribù (1964); altre ancora, infine, in cui il referente figurativo scompare del tutto: Reti pareti alcantara (1967), A Rirì (1968), Arcano n.9 (1968), Gremlin (1968), Variazione ogivale (1969), fino a Catafratto (1975). L’artista è ora consapevole come un demiurgo dell’esattezza e dell’importanza del suo segno: gli basta questo per creare l’epifania dell’opera.
Due grafiche dell’ultimo periodo dell’artista propongono una nuova metamorfosi: Variazioni cromatiche intorno a un centro (1974) e Narciso (1976), sono opere nelle quali Cagli riprende i filoni di ricerca astratto e figurativo e li rilegge con il colore e un nuovo gusto per la pop art.

Andrea Iezzi

Atleta | 1940 | olio su carta | cm 27,8x21,5
 
Gebel il Gac | 1950 | olio su carta intelata | cm 71x100
 
Kalamara | 1950 | olio su tela | cm 71x103
 
La Tolfa | 1950 | tecnica mista su carta intelata | cm 78x52
 
L’Attesa | 1950 | olio su carta intelata | cm 50,5x68,5
 
Parafrasi di Gog | 1950 | olio su carta intelata | cm 72x101
 
Kandarali Sound | 1950 | olio su carta intelata | cm 71x100
 
Migratori | 1950 | olio su carta intelata | cm 74x54
 
Studio per lo scudo di Tancredi nel “Tancredi” | 1952 | olio su tela | cm 78x98
 
Senza Titolo | 1953 | pastello ceroso su carta| cm 41x48
 
L’Alef | 1954 | tecnica mista su carta su tavola | cm 72x28
 
Signori a Sumen | 1954 | pastello ad olio su carta intelata su tavola | cm 69x34
 
La Corte | 1954 | pastello ceroso su carta di riso su tavola | cm 65,5x48,5
 
Discesa nello Sceol | 1954 | pastello ad olio su carta intelata su tavola | cm 66x47
 
Gli Arunta a Rook | 1954 | tecnica mista su carta su tavola | cm 18x34
 
Strumenti musicali | 1956 | olio su tela intelata | cm 70x100
 
Moduli obbligati variazioni B | 1958 | olio su tela | cm 55x40
 
Senza Titolo | 1962 | inchiostro su carta | cm 37,5x51
 
Senza Titolo | 1962 | inchiostro su carta | cm 51,5x39
 
Capo Tribù | 1964 | inchiostro colorato su carta intelata | cm 53,5x34
 
Per Erasmo | 1964 | inchiostro su carta di riso | cm 43x28
 
Reti pareti alcantara | 1967 | inchiostro su carta | cm 63x46
 
All’amico Caudo | 1967 | inchiostro su carta di riso | cm 54x33
 
A Rirì | 1968 | inchiostro su carta | cm 75x54
 
Gremlin | 1968 | inchiostro su carta di riso | cm 71x51
 
Arcano n. 9 | 1968 | inchiostro su carta di riso | cm 67x48,5
 
Anacrusi | 1968 | serigrafia su carta supercandore | cm 70x50
 
Trofeo | 1968 |serigrafia su carta supercandore | cm 64x49
 
Variazione ogivale | 1969 | inchiostro su carta | cm 63,5x50
 
Cosme | 1969 | serigrafia su carta | cm 67x53
 
Jean Jacques Perroquet | 1974 | pastello ad olio su carta intelata | cm 73x51
 
Variazioni cromatiche ad un centro | 1974 | serigrafia su carta supercandore | cm 67,5x92,5
 
Variazioni cromatiche ad un centro | 1974 | serigrafia su carta supercandore | cm 68,5x68,5
 
Variazioni cromatiche ad un centro | 1974 | serigrafia su carta supercandore | cm 67,5x92,5
 
Variazioni cromatiche ad un centro | 1974 | serigrafia su carta supercandore | cm 69x70
 
Discesa nello Sceol | 1974 | serigrafia su carta patinata compensata | cm 95,5x68
 
Catafratto | 1975 | pastello ad olio su carta intelata | cm 76x56
 
Narciso | 1976 | serigrafia su carta patinata compensata | cm 75,5x69,5
 
Narciso | 1976 | serigrafia su carta patinata compensata | cm 75,5x69,5