18 - 21 NOVEMBRE 2021

Neda Shafiee Moghaddam

La galleria Emmeotto Arte presenta una selezione di opere dell’artista italo-iraniana Neda Shafiee Moghaddam (Teheran, 1975) che da sempre medita sulla metamorfosi delle forme, sulla trasformazione del corpo e sull’esperienza vissuta negli oggetti quotidiani, unendole nel paradigma della cifra autobiografica. Dalle buste vacuum della serie Autoritratti (dal 2019-in corso) ai Cubi di Cemento (dal 2020-in corso), passando per Humans si ripercorre la ricerca dell’artista caratterizzata dei contenitori che raccontano esperienze del corpo, rapporti tra spazio fisico e psichico e la memoria, fino ad accompagnarci all’installazione Rifugio (2021) nella sezione Progetti Speciali.

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»Come si può costruire uno spazio sicuro per custodire e curare i sogni? La risposta dipende da noi, visto che ogni spazio vivibile, alla fine dei conti, è un passaggio verso i mondi invisibili e una ricerca degli spazi perduti. «  

Dariush Shayegan, Alla ricerca degli spazi perduti,1990

Nell’installazione Rifugio, l’artista Italo Iraniana Neda Shafiee Moghaddam (Teheran,1975), parte dagli oggetti modulari e prefabbricati. Usa cubi in cemento, comune nelle costruzioni, per rintracciare lo spazio fisico della sua arte. Neda interviene con tecniche varie sulle forme iniziali Ready-made e infine li mette insieme in un nuovo ordine. Un processo simile che possiamo trovare nel lavoro dei poeti che usano le parole che conosciamo e usiamo tutti giorni, ma riposizionate in altre costruzioni linguistiche che sorprendono. Allo stesso modo, Neda crea le sue poesie visive.
Spesso, nelle sue opere troviamo contenitori, con contenuti in parte visibili e in parte celati, come custodi di un segreto da rivelare. Il pubblico è invitato a girare intorno e a guardare all’interno dell’opera, per scoprire di volta in volta ciò che prova. L’opera consiste di una costruzione di contenitori cubici in cemento, accatastati insieme come le tessere di un lego.
Il cubo, la forma prediletta dall’artista, è primariamente il simbolo della nostra dimora fisica, il corpo, la casa di pietra, la sicurezza. Dentro ogni spazio fisico si possono contenere infinite, straordinarie quanto microcosmiche, vite spirituali.
Durante l’emergenza pandemica si doveva restare a casa. Anche se protetti nelle nostre case ci sentivamo imprigionati dal virus. Imprigionati nello spazio della sicurezza. Da lì fuggivamo ogni giorno in milioni di diverse interpretazioni della nostra realtà.
Le differenti cromie della struttura di cubi che si sorreggono solidali, sono i riflessi dei mondi immaginari. Le microrealtà contenute nei cubi creano il caleidoscopio dell’artista. Possono fiorire, essere imprigionate, diventare acquario, o essere dei blocchi muti che contengono “il silenzio” della poesia. Compressi nei nostri cubi “sicuri” spaziamo inventando universi possibili nell’idea augurabile che sia immaginabile uno spazio per custodire e curare i sogni.


Helia Hamedani, 2021